Jung e i suoi modelli culturali
Carl Gustav Jung (1875-1961) è un importante psicologo, psicoterapeuta e psichiatra svizzero, la cui opera suscita curiosità, interesse e dibattito ancora oggi. Jung predilige Goethe, Schopenhauer e Nietzsche. Il Faust di Goethe lo affascina perché, a suo dire coglie il significato psicologico di una figura tipica della cultura occidentale, quella del diavolo (Mefistofele); di Schopenhauer ammira il coraggio con cui ha parlato del dolore e del male presenti nel mondo, argomenti che i filosofi preferiscono perlopiù evitare; l'opera Così parlò Zarathustra di Nietzsche costituisce il modello a cui si ispira, assumendo un'analoga prospettiva profetica nell'indicare all'uomo le vie per la riconquista dell'"anima". S'interessa anche a Kant, il filosofo che, se da una parte aveva studiato il funzionamento della ragione umana, dall'altro l'aveva paragonata a un'isola nell'oceano dell'inesplorabile, lasciando intendere quanto vasti fossero i territori sconosciuti della psiche umana.
Jung è conquistato in particolare dai miti greci, orientali e africani. La sottovalutazione del mondo mitologico è uno dei motivi del distacco da Freud, accusato da Jung di nutrire una visione naturalistica e biologica della psiche, che non tiene sufficientemente conto della dimensione spirituale e culturale dell'uomo. Dopo la scissione, in una conferenza dal titolo Sulla comprensione psicologica tenuta a Londra nel 1914, Jung contrappone al metodo analitico riduttivo di Freud, basato sul principio di causalità, il suo metodo «sintetico o costruttivo». Il difetto di Freud - egli osserva - consiste nel voler ricondurre il materiale psichico ai suoi elementi fondativi, alle origini pulsionali, mancando di coglierne il significato vitale.
I motivi del distacco da Freud
In un primo tempo, Jung concorda con Freud sull'ipotesi che le manifestazioni della malattia mentale del paziente si debbano interpretare alla luce della sua storia personale, andando cioè a esplorare i processi con cui avviene la rimozione delle pulsioni sessuali nell'in-conscio. Ben presto, tuttavia, egli si rende conto di come i contenuti della rimozione non possano essere considerati in chiave esclusivamente sessuale; in altri termini, la sessualità non può a suo avviso costituire la struttura centrale della vita psichica, dalla cui repressione si originerebbe la nevrosi.
Da questa convinzione deriva una nuova interpretazione della nozione di libido, non più identificata con l'energia sessuale, ma intesa come un'energia vitale presente in tutti gli organismi naturali, una pulsione dinamica che garantisce la conservazione degli individui e della specie.
La libido è per Jung il motore di ogni manifestazione umana, compresa la sessualità (ma non in termini esclusivi); è una continua volontà di esistenza. Rispetto a Freud si tratta di una differenza di non poco conto. Il termine libido, infatti, diventa sinonimo di energia psichica in generale, qualcosa di molto più complesso dell'istinto sessuale: è una forza spirituale, oltre che biologica, creatrice di progresso culturale.
L'energia libidica può essere convogliata sugli oggetti immateriali e, in quanto tale, è stata all'origine delle grandi civiltà della storia. Essa, però, può anche risultare bloccata nel suo movimento di progressione, assumendo una contraria direzione di «regressione», che può generare le nevrosi (ad esempio quando l'adulto ritorna a modalità di comportamento infantili). Queste ultime, per Jung, non derivano tanto da cause risalenti all'infanzia (come in Freud), ma piuttosto dall'incapacità del soggetto di adattarsi ai cambiamenti e alle richieste della realtà. Nella nevrosi vincono l'inerzia, il passato, il desiderio di rifugiarsi in atteggiamenti abituali ("la mamma mi ha sempre protetto e, ora che non c'è più, cerco il suo sostituto nella moglie, nella fidanzata, nell'amica"...); prevale, dunque, la regressione verso forme arcaiche di condotta e di pensiero che genera un conflitto patologico nella psiche, dovuto all'inadeguatezza della risposta soggettiva alle mutate condizioni di vita e alle diverse esigenze pulsionali.
La nozione di "inconscio collettivo" e la funzione degli archetipi
Un'altra differenza sostanziale della dottrina di Jung rispetto a quella freudiana risiede nella diversa concezione dell'inconscio. Secondo Jung, infatti, oltre a un inconscio personale esiste un inconscio collettivo, trasmesso geneticamente e costituito da una molteplicità di immagini che l'umanità ha elaborato durante la sua storia. Mentre l'inconscio personale si sviluppa nel corso dell'esistenza individuale, quello collettivo è ereditario e appartiene a tutti; inoltre, esso non è costituito da elementi rimossi, ma da archetipi, modi di rappresentazione della realtà comuni a tutta l'umanità, vere e proprie forme a priori dell'immaginazione.
Archetipiche sono ad esempio le immagini corrispondenti alle varie modalità di organizzazione della personalità, tra cui ricordiamo la «Persona», l'«Ombra», l'«Animus» o «Anima» e il «Sé».
La Persona (dal termine latino corrispondente che equivale alla "maschera" che gli attori indossano in scena) è l'archetipo che rappresenta ciò che l'individuo intende mostrare di sé, ciò che vuole far apparire, in conformità alle regole e alle convenzioni socia-li. L'Ombra, invece, costituisce la parte "sgradevole" e inaccettabile della psiche, in cui confluiscono tutti quegli aspetti, attitudini, possibilità d'esistenza che il soggetto non vuole riconoscere come propri perché contrari ai valori codificati dalla razionalità. Non si tratta di un elemento totalmente negativo, perché, una volta individuato e integrato nella psiche cosciente, ci consente di compiere un passaggio importante nel percorso di maturazione psicologica.
L'Animus e l'Anima rappresentano rispettivamente l'immagine maschile presente nella donna e l'immagine femminile presente nell'uomo. Tali archetipi costituiscono l'opposto della Persona, il lato privato e interiore.
Il Sé, infine, costituisce la dimensione in cui trovano conciliazione i vari aspetti consci e inconsci della personalità. Infatti, mentre l'lo è il protagonista della vita co-sciente, cioè delle azioni consapevoli, il Sé è secondo Jung il soggetto della psiche tota-le, della parte cosciente come di quella inconscia, delle immagini diurne come di quelle notturne.
Obiettivo degli esseri umani e della terapia «analitica» elaborata da Jung deve essere la realizzazione del Sé, che comporta il superamento del contrasto insito nella psiche mediante un lungo e faticoso processo di individuazione. Quest'ultimo consiste nella crescente integrazione e unificazione delle componenti che formano la personalità e si sviluppa attraverso continue progressioni e regressioni della libido, nel tentativo di trovare un'adeguata soluzione di compromesso.
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