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Bergson: testi

 Materia e memoria

Bergson distingue la memoria pro-fonda, che è la memoria vera e propria (che egli chiama «ricordo puro»); la memoria di superficie o attuale (che definisce «ricordo-immagine») e la percezione. Tutti e tre gli elementi si riferiscono a un processo unitario (in cui consiste la vita della coscienza), che può essere raffigurato con l'immagine della linea retta divisa in tre segmenti consecutivi.

Si tratta di un movimento continuo, in cui il rapporto del soggetto con l'oggetto esterno (la percezione) si basa sul ricordo-immagine (risvegliato a sua volta dalla percezione). Quest'ultimo attualizza porzioni del nostro passato contenute nella memoria vera e propria (il ricordo puro), che è un immenso serbatoio della nostra vita vissuta.

Bergson paragona l'attività del ricordo alla messa a fuoco di una macchina fotografica. Se vogliamo rievocare un fatto del nostro passato, procediamo a tentoni, attingiamo ai ricordi: prima sono sfocati e generici, poi pian piano acquistano rilievo e colore; una parte di essi, allora, si staglia con la vivezza e la chiarezza della percezione davanti a noi. Bergson afferma che il «ricordo puro» è la nostra memoria «virtuale», perché contiene tutto il nostro passato, ma in modo non consapevole.

L'evoluzione creatrice

Bergson spiega, con un linguaggio fortemente allusivo e metaforico. l'evoluzione dello slancio vitale che, non essendo illimitato, ma dato una volte per tutte (cioè dotato di una quantità di energia circoscritta), subisco un depotenziamento e delle deviazioni, da cui ha origine la differenziazione degli esseri e lo sviluppo stesso del mondo organico.

Nell'universo nulla è stabilito a priori: la formazione della vita è totalmente affidata al caso. L'energia originaria esplode in mille direzioni, generando a volte organismi, altre volte oggetti inanimati, laddove l'evoluzione creatrice arresta la sua espansione. La creazione dei vari esseri non dipende dunque da un disegno preordinato, ma dagli ostacoli contingenti che lo slancio vitale incontra sulla sua strada. Gli unici due aspetti necessari sono l'accumulazione dell'energia e la sua canalizzazione in vari rivoli distinti.

L'evoluzione creatrice

La vita, che è flusso spirituale, non può fare a meno di evolversi nell'universo, attraversando la materia, superandola, ma anche accettandone i condizionamenti. Tuttavia, la vita non si lascia irretire dalla materia, riesce ad andare oltre come la corrente di un fiume, si suddivide in mille rivoli dando origine alle varie forme individuali.

La vita dello spirito è libertà, poiché, pur modellandosi sulla materia, la oltrepassa. Bergson definisce «intelligenza» l'atto con cui la vita spirituale si adatta alla realtà mediante gli schemi della ragione. Questi ultimi sono gli strumenti che la coscienza deve utilizzare per organizzare la sua attività nel mondo e ne loro impiego è condizionata dagli oggetti a cui si applica; in questo senso sembra necessitata, priva di libertà.

L'uomo, oltre all'intelligenza che si esplica nella scienza, possiede anche l'intuizione, che si esprime attraverso la filosofia. Quest'ultima ci aiuta a vivere meglio perché ci permette di cogliere dall'interno della stessa dimensione spirituale l'unità del cosmo. In quest'ultimo ogni essere è solidale con l'altro perché discende dal medesimo impulso che e, in se stesso, indivisibile.

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