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Kierkegaard: testi

 Diario di un seduttore

Il protagonista del Diario di un seduttore, Johannes, è un uomo estremamente scaltro che, avvalendosi di tutti gli artifici della seduzione, porta allo smarrimento e all'inquietudine amorosa una fanciulla di diciassette anni di nome Cordelia. Egli supera costantemente la realta con l'immaginazione. Ciò che gli dà diletto non è l'atto con cui consuma il piacere sensuale, ma la prefigurazione, l'anticipazione mentale dei momenti in cui le difese della fanciulla cadranno e in lei si accenderà l'amore.

Particolare significato assume, per Johannes, il momento iniziale della seduzione, che deve possedere l'affascinante incertezza del gioco, in cui tutte le possibilità sono aperte. In questa fase, la figura dell'amata oscilla tra il reale e l'ideale, in quanto la sua immagine concreta è come arricchita e rivestita dalle aspettative e dalle fantasie dell'amante, ed è in questo che risiede il vero piacere del seduttore. L'amore deve essere alimentato con cura dal seduttore, che non ha merito nel trovare la "preda", bensì nel custodire e «nutrire» la sua figura amplificandone il desiderio con il pensiero.

Gli strumenti di cui si serve il seduttore per rafforzare ed enfatizzare l'emozione dell'innamoramento sono quelli della fantasia, del ricordo, dell'anticipazione, facoltà che possono essere applicate soltanto in presenza di una donna che, fin dall'inizio, presenti delle caratteristiche oggettive tali da ispirare un simile processo di idealizzazione. In questo caso la realtà «va rafforzandosi sempre più», grazie all'immaginazione che alimenta continuamente il desiderio.

Aut-Aut

L'uomo che vive esteticamente, essendo immerso nelle emozioni, è un uomo «casuale», che si trasforma di continuo. L'uomo etico, invece, assume se stesso come proprio compito e smette di ricercare un senso nelle cose esterne. Il suo obiettivo diventa la realizzazione di sé come singolo che ha accettato di vivere secondo le norme riconosciute dalla società. In questo senso Kierkegaard parla di unificazione del «casuale», cioè dell'individuo, con l'universale, cioè la legge morale e la società di uomini che la condividono.

La vita estetica conduce inevitabilmente alla disperazione, ed è proprio tale sentimento che motiva la scelta etica, perché rivela l'insufficienza e la noia di un'esistenza condotta nella superficialità. L'uomo etico sceglie se stesso come dovere fondamentale e si impegna a rinnovare quotidianamente tale decisione.

Nel fare ciò non rinnega la concretezza del proprio io, ma la trasporta sul piano dell'universalità. Nella dimensione etica, infatti, l'individuo concreto assolve i compiti del marito e nello stesso tempo si adegua a una norma universale.

Timore e tremore

La vicenda di Abramo si configura come un paradosso perché sfugge al senso comune e al modo di ragionare della maggior parte degli uomini. L'atto di obbedienza a Dio, che comanda il sacrificio di Isacco, è un evento che va al di là di ogni logica umana. Ubbidendo, infatti, Abramo compie un'azione che contraddice le norme etiche della società («il Generale») e dunque sembra agire per amore di se stesso. In verità si tratta di una scelta che va al di là di ciò che è giudicabile con i parametri umani: è la decisione dell'assoluto abbandono a Dio.

Avendo scelto Dio, Abramo si è posto come un singolo individuo, isolato da tutto e da tutti. Nessuno può capirlo, né può dargli una mano nel suo gesto che è letteralmente folle e pazzesco. La scelta della fede è paradossale e scandalosa: esige dall'uomo un salto al di là dei confini rassicuranti della morale condivisa, al di là dei limiti della sua condizione terrena, nella speranza fiduciosa di una salvezza che non presenta garanzie, ma solo il volto inquietante della "possibilità".

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