Le origini della scuola
La Scuola di Francoforte prende il nome dall'Istituto per la ricerca sociale, fondato nel 1922 a Francoforte sul Meno, in Germania. L'iniziativa nacque grazie a una generosa donazione di Felix Weil, un giovane studente benestante con simpatie marxiste, e ottenne l'affiliazione all'Università di Francoforte e il riconoscimento statale. I fondatori e collaboratori originari erano un gruppo di intellettuali marxisti indipendenti, slegati da specifici partiti politici, accomunati dal progetto di elaborare una "teoria critica della società". I principali ispiratori teorici della scuola furono Karl Marx e Max Weber, scelti per aver analizzato a fondo la società capitalistica moderna, mettendone in luce i limiti strutturali e i rischi intrinseci.
Il carattere interdisciplinare
La svolta dell'Istituto avvenne nel 1931, quando la direzione fu assunta dal filosofo Max Horkheimer. Sotto la sua guida, la Scuola di Francoforte assunse il suo tratto più peculiare: l'interdisciplinarità. Horkheimer comprese che per analizzare una realtà complessa come quella contemporanea non bastava una sola materia, ma occorreva far cooperare ambiti diversi. La ricerca francofortese iniziò così a spaziare tra filosofia, sociologia, economia, mass media, diritto, arte e letteratura, avvalendosi del contributo di intellettuali del calibro di György Lukács, Karl Korsch e, successivamente, Theodor W. Adorno, Walter Benjamin, Herbert Marcuse ed Erich Fromm.
Le vicende della Scuola dopo l'avvento del nazismo
Con l'ascesa al potere di Adolf Hitler nel 1933, l'Istituto venne perquisito e chiuso dal regime nazista con l'accusa di aver promosso attività contrarie allo Stato. Horkheimer fu espulso dall'università e la maggioranza dei membri della Scuola fu costretta all'emigrazione. Il gruppo si trasferì prima a Ginevra, poi a Parigi e infine a New York. Nonostante le difficoltà dell'esilio, l'attività continuò. In questa fase americana, gli intellettuali focalizzarono le loro ricerche sui temi dell'oppressione e dell'autoritarismo, studiando in particolare come i mezzi di comunicazione e la famiglia venissero utilizzati dai regimi totalitari come canali privilegiati per riprodurre il consenso sociale e plasmare la "personalità autoritaria". Dopo la Seconda guerra mondiale, il gruppo si divise: alcuni (come Marcuse, Fromm e Wittfogel) rimasero negli Stati Uniti, mentre altri, tra cui Horkheimer, Adorno e Pollock, tornarono a Francoforte, dove nel 1950 rifondarono l'Istituto per la ricerca sociale.

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